Indice di recerca: Unione europea - Libera circolazione delle persone, protezione internazionale, immigrazione

Sono state trovate 317 decisioni - Pagina 9 di 32

15/12/2016 - Europea - Diritto dell'Unione europea - Corte di Giustizia dell'Unione Europea
Ai sensi degli articoli 45 TFUE e 7, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 492/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011, relativo alla libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione, deve intendersi per figlio di un lavoratore frontaliero che può beneficiare indirettamente dei vantaggi sociali di cui a quest’ultima disposizione, quali il finanziamento degli studi concesso da uno Stato membro ai figli dei lavoratori che esercitano o hanno esercitato la propria attività in tale Stato, non solo il figlio che ha un legame di filiazione con il lavoratore in ...
Corte di giustizia dell’Unione europea, sez. II, 15 dicembre 2016, C401

15/12/2016 - Europea - Diritti fondamentali - Corte europea dei diritti dell'uomo
Viola l’art. 5, paragrafo 1, 2 e 4 Conv. (in materia di diritto alla libertà e alla sicurezza), lo Stato che, in concreto e a dispetto della qualificazione del CSPA operata dal diritto interno, trattiene gli stranieri in centri nell’ambito dei quali si verifichi una vera e propria privazione della libertà personale (violazione art. 5, paragrafo 1 Conv.), senza ricevere un adeguata e sollecita informazione sui presupposti in fatto e in diritto della loro detenzione (violazione art. 5, paragrafo 2 Conv.), senza essere stati posti in condizione di contestare la legalità della loro detenzio...
Corte europea dei diritti dell’uomo, Grande Camera, caso Khlaifia e altri c. Italia (16483/12), 15 dicembre 2016

14/12/2016 - Europea - Diritto dell'Unione europea - Corte di Giustizia dell'Unione Europea
In tema di sussidi economici per il compimento di studi superiori, subordinare la concessione di una borsa di studio per il figlio di un frontaliero alla condizione che quest’ultimo abbia lavorato nel territorio nazionale per un periodo ininterrotto di cinque anni alla data della domanda di borsa di studio, viola il diritto dell’Unione. Infatti, il requisito di un periodo di lavoro ininterrotto di cinque anni, previsto dalla normativa del Lussemburgo, costituisce una discriminazione ingiustificata laddove non previsto per gli studenti che risiedono nel territorio lussemburghese. Una distin...
Corte di giustizia dell’Unione europea, sez. II, 14 dicembre 2016, n. 238/15

10/11/2016 - Europea - Diritto dell'Unione europea - Corte di Giustizia dell'Unione Europea
L’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2000/78 (secondo cui gli Stati membri possono prevedere che le disparità di trattamento in ragione dell’età non costituiscano discriminazione) deve essere interpretato nel senso che non osta a un regime impositivo (nel caso di specie quello dei Paesi Bassi), che consente a chi non abbia ancora compiuto i 30 anni di dedurre integralmente, a determinate condizioni, le spese di formazione professionale dai redditi imponibili, mentre tale diritto alla deduzione è limitato (comunque a Euro 15.000) per chi abbia già raggiunto tale età, qualora, da ...
Corte di giustizia dell’Unione europea, sez. sesta, 10 novembre 2016, C‑548/15

27/10/2016 - Europea - Diritto dell'Unione europea - Corte di Giustizia dell'Unione Europea
L’articolo 94, paragrafi 1 e 2, del regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all’applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all’interno della Comunità, nella versione modificata e aggiornata dal regolamento (CE) n. 118/97 del Consiglio, del 2 dicembre 1996, come modificato dal regolamento (CE) n. 647/2005 del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 13 aprile 2005, deve essere interpretato nel senso che non osta ad una normativa di uno Stato membro che non prende in con...
Corte di giustizia dell’Unione europea, sez. I, 27 ottobre 2016, n. 465/14

20/10/2016 - Europea - Diritto dell'Unione europea - Corte di Giustizia dell'Unione Europea
In mancanza di norme dell’Unione riguardanti le modalità di presentazione e di esame di una domanda di protezione sussidiaria, spetta all’ordinamento giuridico interno dello Stato membro (nel caso di specie l’Irlanda) disciplinare tali modalità, garantendo che non siano meno favorevoli di quelle che disciplinano situazioni analoghe assoggettate al diritto interno (principio di equivalenza) e non rendano in pratica impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio dei diritti riconosciuti dall’Unione (principio di effettività). Il principio di effettività, in particolare, contras...
Corte di giustizia dell’Unione europea, 20 ottobre 2016, n. C‑554/14

29/9/2016 - Italiana - Civile - Cassazione
Legittima la revoca del permesso di soggiorno per famiglia dello straniero coniuge di cittadina italiana ove la valutazione della pericolosità sociale sia svolta alla luce dei criteri indicati nell’art. 20 del d.lgs n. 30/2007, potendo, di conseguenza, essere desunta anche dalla commissione di reati che possono colpire o mettere in pericolo l’integrità fisica (come, ad es., la rapina). La valutazione deve, tuttavia, essere svolta in concreto alla luce del profilo complessivo della condotta del richiedente, mediante un esame della tipologia e dell’entità delle condotte delittuose, dell...
Corte di cassazione, sez. VI-1 civile, ord. n. 19337 del 29 settembre 2016

13/9/2016 - Europea - Diritto dell'Unione europea - Corte di Giustizia dell'Unione Europea
L’art. 21 TFUE e la direttiva 2004/38/CE, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, devono essere interpretati nel senso che essi ostano ad una normativa nazionale in forza della quale la concessione di un permesso di soggiorno viene automaticamente negata, per il solo motivo che egli ha precedenti penali, al cittadino di uno Stato terzo, genitore di un minore cittadino dell’Unione avente la cittadinanza di uno Stato membro diverso dallo Stato membro ospitante, che è a suo carico e con...
Corte di giustizia dell’Unione europea, grande sez., C 165/14, Alfredo Rendón Marín c. Administración del Estado, sent. del 13 settembre 2016

13/7/2016 - Europea - Diritto dell'Unione europea - Corte di Giustizia dell'Unione Europea
Una regola contenuta nel regolamento interno di un’impresa che vieti ai dipendenti di quest’ultima di indossare simboli o indumenti religiosi (nella specie, il velo islamico) in occasione dei contatti con i clienti costituisce una discriminazione diretta basata sulla religione o sulle convinzioni personali alla quale non sono applicabili né l’art. 4, par. 1, della direttiva 2000/78/CE, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, né alcun altra deroga al divieto di discriminazione diretta basata sulla religione o s...
Conclusioni dell’Avvocato generale Eleanor Sharpston, C‑188/15, Asma Bougnaoui e ADDH c. Micropole SA, del 13 luglio 2016

13/7/2016 - Europea - Diritto dell'Unione europea - Corte di Giustizia dell'Unione Europea
L’art. 45 TFUE dev’essere interpretato nel senso che esso osta a una normativa nazionale, come quella tedesca, per effetto della quale una persona in possesso dello status di pubblico dipendente in uno Stato membro, il cui rapporto di pubblico impiego sia cessato, su richiesta del medesimo, ai fini dell’assunzione di nuova attività lavorativa in un altro Stato membro, perda i diritti al trattamento pensionistico derivanti dal rapporto di pubblico impiego e sia assicurata retroattivamente in regime di assicurazione pensionistica obbligatoria, che attribuisce una pensione di vecchiaia in...
Corte di giustizia dell’Unione europea, sez. I, C 187/15, Joachim Pöpperl c. Land Nordrhein-Westfalen, sent. del 13 luglio 2016