Indice di recerca: Unione europea - Libera circolazione delle persone, protezione internazionale, immigrazione

Sono state trovate 317 decisioni - Pagina 3 di 32

16/3/2020 - Italiana - Penale - Cassazione
La disciplina dell’allontanamento del cittadino UE e la possibilità del suo reingresso è materia regolata non già dalla ordinaria normativa sugli stranieri di cui al TUI (alla quale fa espresso riferimento l’art. 183 bis disp. att. cod.proc.pen. in tema di «Esecuzione della misura di sicurezza dell’espulsione del cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione europea e dell’apolide») bensì dal diritto europeo (di cui alla direttiva comunitaria 2004/38/CDE) e dalle norme interne di attuazione (il d.lgs. n. 30 del 2007 richiamato espressamente dall’art. 183 ter disp. att. c...
Corte di cassazione, sez. I penale, 16 marzo 2020, n. 10297

27/2/2020 - Europea - Diritto dell'Unione europea - Corte di Giustizia dell'Unione Europea
L’art. 20 TFUE va interpretato nel senso che uno Stato membro non può respingere la domanda di ricongiungimento familiare di un cittadino di un Paese terzo, coniuge di un cittadino dell’Unione che è anche cittadino di detto Stato membro e che non ha mai esercitato la propria libertà di circolazione, per l’unico motivo che tale ultimo cittadino non possiede risorse economiche sufficienti ai sensi dell’art. 7, par. 1, lett. b) e par. 2 dir. 2004/38 e senza esaminare se sussiste tra i coniugi un rapporto di dipendenza tale per cui, in caso di diniego del diritto di soggiorno al cittadi...
Corte giustizia dell’Unione europea, sez. V, sentenza 27 febbraio 2020, causa C-836/18, Subdelegación del Gobierno en Ciudad Real

9/1/2020 - Italiana - Civile - Cassazione
Le disposizioni in materia di ricorso avverso il provvedimento di allontanamento adottato contro cittadini dell’Unione europea o i loro familiari (artt. 22 d.lgs. n. 30/2007 e 17 d.lgs. n. 150/2011) non prevedono una speciale legittimazione passiva del Prefetto, né questa può essere ricavata per analogia dalla previsione, di natura eccezionale, contenuta nell’art. 18 d.lgs. n. 150/2011 in relazione al procedimento di opposizione all’espulsione dei cittadini extra-UE; ne consegue che tale ricorso va proposto contro il Ministero dell’interno in persona del Ministro, unico legittimato p...
Corte di cassazione, sez. I civile, 9 gennaio 2020, n. 269

12/12/2019 - Europea - Diritto dell'Unione europea - Corte di Giustizia dell'Unione Europea
La nozione di “minaccia per l’ordine pubblico” di cui all’articolo 6, par. 1, lett. e) del codice frontiere Schengen non si riferisce esclusivamente a un comportamento individuale che rappresenta una minaccia reale, attuale e sufficientemente grave per un interesse fondamentale della società dello Stato membro interessato. Detta disposizione pertanto non osta a una prassi nazionale in forza della quale le autorità competenti possono adottare una decisione di rimpatrio nei confronti di uno straniero non soggetto all’obbligo di visto presente sul territorio per un soggiorno di breve ...
Corte di giustizia dell’Unione europea, sez. I, sentenza 12 dicembre 2019 nella causa C-380/18, E.P. (Menace pour l’ordre public)

12/12/2019 - Europea - Diritto dell'Unione europea - Corte di Giustizia dell'Unione Europea
1. Non rientra nell’ambito d’applicazione della direttiva 2003/86 la domanda di ingresso e di soggiorno del familiare di un cittadino dell’Unione che non ha esercitato il proprio diritto di libera circolazione. La Corte di giustizia è nondimeno competente a pronunciarsi in via pregiudiziale sull’interpretazione dell’art. 6 della direttiva in detta situazione se tale disposizione è resa applicabile in modo diretto ed incondizionato dal diritto nazionale.2. La nozione di “minaccia per l’ordine pubblico” di cui all’art. 6, par. 1 e 2, della direttiva 2003/86 non si riferisce e...
Corte di giustizia dell’Unione europea, sez. I, sentenza 12 dicembre 2019 nelle cause riunite C 381/18 e C 382/18, G.S. (Menace pour l’ordre public)

12/12/2019 - Europea - Diritto dell'Unione europea - Corte di Giustizia dell'Unione Europea
Gli Stati membri possono (ma non devono) autorizzare il ricongiungimento di membri della famiglia di un rifugiato diversi da quelli contemplati dall’art. 4, direttiva 2003/86/CE, perché incapaci di provvedere al proprio sostentamento a causa del loro stato di salute, purché (i) essi siano a carico dello straniero (art. 10, par. 2, direttiva) e (ii) l’accertamento di detti requisiti sia condotto tenendo conto della particolare situazione del rifugiato e all’esito di un esame individuale del caso di specie. L’espressione “a carico” ricomprende le situazioni in cui il rifugiato prov...
Corte di giustizia dell’Unione europea, sez. V, sentenza 12 dicembre 2019 nella causa C-519/18, Bevándorlási és Menekültügyi Hivatal (Regroupement familial - sœur de réfugié)

5/12/2019 - Europea - Diritto dell'Unione europea - Corte di Giustizia dell'Unione Europea
Secondo l’Avvocato generale, l’art. 33, par. 2, direttiva 2013/32 osta a una normativa nazionale che considera inammissibile la domanda di protezione del richiedente che è giunto in tale Stato membro attraverso uno Stato terzo in cui non è esposto a persecuzioni o al rischio di danno grave, o in cui è garantito un adeguato livello di protezione. Tale figura non sembra infatti rientrare né nella nozione di Paese di primo asilo (art. 35 dir.) - che presuppone che lo straniero già benefici in detto Stato di una protezione effettiva e che sia garantito il principio del non respingimento ...
Conclusioni dell’avvocato generale M. Bobek presentate il 5 dicembre 2019 nella causa C-564/18, Bevándorlási és Menekültügyi Hivatal (Tompa)

20/11/2019 - Europea - Diritto dell'Unione europea - Corte di Giustizia dell'Unione Europea
In materia di ricongiungimento per motivi familiari dei cittadini di Stati terzi regolarmente soggiornanti, le autorità nazionali dello Stato membro richiesto possono adottare anche una decisione implicita sulla domanda di ricongiungimento, a condizione che abbiano preventivamente accertato l’effettiva sussistenza delle condizioni per il rilascio del titolo di soggiorno conformemente alla direttiva 2003/86. [Nella fattispecie, tale requisito non è integrato dalla normativa belga che, in assenza di decisione decorso il termine di sei mesi dal deposito della domanda, prevede il rilascio auto...
Corte di giustizia dell’Unione europea, sez. VI, sentenza 20 novembre 2019, nella causa C-706/18

12/11/2019 - Europea - Diritto dell'Unione europea - Corte di Giustizia dell'Unione Europea
Le sanzioni che gli Stati possono adottare nei confronti del richiedente protezione in caso di gravi violazioni delle regole dei centri di accoglienza nonché di comportamenti gravemente violenti ex art. 20, par. 4, dir. 2013/33 possono concernere anche la riduzione delle condizioni materiali di accoglienza, purché siano proporzionate e siano assicurate le garanzie previste dall’art. 20, par. 5, dir. Dette disposizioni, lette alla luce dell’art. 1 della Carta dei diritti fondamentali implicano che tali sanzioni non possono mai privare il richiedente della possibilità di far fronte ai suo...
Corte di giustizia dell’Unione europea, Grande sezione, sentenza del 12 novembre 2019, nella causa C-233/18

8/10/2019 - Italiana - Civile - Cassazione
Di fronte al diniego di rilascio della carta di soggiorno al cittadino straniero sposato con cittadina italiana, per motivi attinenti all’ordine pubblico e la sicurezza interna, la questione se trovi applicazione il TUI oppure il d.lgs. 30/2007 (la cui applicabilità, in quanto disciplina più favorevole, è sostenibile alla stregua dell'art. 28, comma 2, TUI) è irrilevante ove la controversia portata in Cassazione verta soltanto sul requisito del difetto di pericolosità, previsto da entrambe le normative. Su tale requisito va osservato come la corte territoriale non abbia invertito l’on...
Corte di cassazione, sez. I, 8 ottobre 2019, n. 25112